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Ramoncito
Uno degli aspetti più affascinanti d’impartire il workshop
ad Oaxaca durante le feste dei defunti è la possibilità di
potere fotografare allo stesso tempo la vita e la morte: l’essenza
della nostra esistenza.
E’ veramente un’esperienza unica poter fotografare le lunghe
veglie dove la morte è accettata come parte della vita senza le tragiche
connotazioni che spesso assume in altre culture. E’ commovente vedere
questa relazione intima che esiste fra i viventi e i morti mentre si suona
e si ascolta musica e i parenti mangiano seduti sulle tombe il cibo preferito
dai loro cari scomparsi.
Queste celebrazioni si svolgono per due giorni nei cimiteri della città e
in quelli dei villaggi circostanti.
Come poter dimenticare la veglia a lume di candela nel cimitero d’Azompa
che incomincia all’imbrunire e dura fino all’alba quando lentamente
i raggi del sole filtrano fra le nuvole sparse nel cielo.
Siamo stati anche i benvenuti durante le sfilate dei bambini vestiti
da diavoletti, vampiri, mostri, mummie e spose mentre invadevano le strade
con le loro grida e risate gioiose.
Angie, Francesca, Rose, Kevin, Manuel e Nick erano occupati nella loro
ricerca quotidiana di momenti carichi di significato. Ogni sera durante le
sessioni di editing, cercavo di rendere evidente come la maggioranza delle
immagini erano incapaci di esprimere ciò che avevamo visto, ciò che
ci aveva eccitato, che ci aveva motivato a scattare. Ma col passare dei giorni,
anche grazie alla generosità della Dea della Fotografia (che sempre
deve stare dalla tua parte), alcune buone foto incominciarono a vedersi,
a risaltare.
Alla fine del workshop abbiamo vissuto un’esperienza speciale, quando
la classe ha avuto il privilegio di fotografare per due giorni senza restrizioni
dentro il mattatoio più grande d’Oaxaca.
Un insormontabile senso di perdita si appoderava di ognuno di noi ogni
volta che un toro entrava contro la sua volontà dentro il recinto
dove avrebbe trascorso gli ultimi secondi della sua vita, prima che una pallottola
gli togliesse per sempre la coscienza.
Ho ancora vivide memorie di Ramoncito, il killer designato, mentre
si avvicinava con la pistola carica alla testa dell’animale sparandogli
pochi istanti dopo senza tradire emozioni.
Le zampe del toro perdevano improvvisamente la loro possente forza;
il peso del corpo senza vita si schiantava sul pavimento prima d’essere
sollevato con una grossa catena per essere squartato.
Ogni studente ha lavorato sodo cercando di catturare l’unicità dei
momenti vissuti.
Alla fine credo che la forza delle foto d’ogni partecipante si basa
nella capacità allo stesso tempo eloquente e sottile di combinare
questi due profondi aspetti del nostro esistere.
Ancora una volta, il fatto che gli studenti fossero di livelli fotografici
diversi non ha avuto la minor importanza. Ognuno di loro è stato capace
di assimilare la lezione datagli e di sentire l’ inspirazione necessaria
per catturare momenti rilevanti della cultura messicana.
Ramoncito è stato così paziente con tutti noi che alla fine
era quasi un’obbligazione morale assegnare il suo nome al gruppo. Ci
sentiamo contenti che lui e i suoi compagni di lavoro hanno ricevuto numerose
delle foto scattate. E’ stata una maniera di dirgli grazie per avere
diviso assieme a noi queste uccisioni tristi ma necessarie.
Ernesto Bazan
© Manuel Bravo
© Manuel Bravo
© Manuel Bravo
© Manuel Bravo
© Nick Goodey
© Nick Goodey
© Nick Goodey
© Nick Goodey
© Francesca Ritchey
© Francesca Ritchey
© Francesca Ritchey
© Francesca Ritchey
© Kevin Sweeney
© Kevin Sweeney
© Kevin Sweeney
© Kevin Sweeney
© Rose Vandepitte
© Rose Vandepitte
© Rose Vandepitte

© Rose Vandepitte
© Angie West
© Angie West
© Angie West
© Angie West
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ad ogni singolo fotografo. Nessuna fotografia può essere riprodotta
senza il consenso dell’autore.
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