Group Patagonia
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© Alessandro Iasevoli 2 of 10
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© Alessandro Iasevoli 10 of 10
Ho tre grandi passioni: la fotografia, viaggiare e l’America Latina.
Quando ho sentito che un fotografo italiano emigrato a Cuba dava un workshop
di reportage in Ecuador ho subito capito che questa miscela avrebbe potuto essere
esplosiva per me.
Ernesto non e’ salito in cattedra per dirci come si scattano buone foto
ma ci ha semplicemente preso e portati con sé per le strade e le campagne
dell’Ecuador nel suo incessante ricercare, curiosare, scoprire luoghi,
gente e situazioni. Le fotografie sono venute poi.
A parte la bellezza del viaggio e il valore delle persone con cui ho
condiviso 11 intensi giorni di vita e fotografia, l’insegnamento più importante
che ho tratto da Ernesto riguarda la magia della fotografia.
Il lavoro con lui mi ha convinto che la stragrande maggioranza delle
fotografie che reputiamo buone in realtà gli manca qual cosa:
sono prive di magia.
Questo nuovo approccio richiede di guardare oltre il dato descrittivo, ricercare
l’elemento che fa la differenza, quell’elemento che, anche se apparentemente
insignificante, “fa la fotografia”. Uno sguardo, un’espressione,
un gesto, una linea o una rara combinazione d’elementi che, anche se
presumibilmente disordinati, si armonizzano in quella frazione di secondo in
cui scatti la foto.
A prescindere dal risultato tangibile di questo workshop (le 10 fotografie
selezionate) la cosa più importante e’ stata l’acquisizione di uno sguardo
verso la realtà di secondo livello, che non appare a prima vista e dove
spesso si nasconde la magia
della foto.
L’altro grande insegnamento che il workshop mi ha dato e’ stato
catturare quella presenza nascosta facendo una selezione feroce.
Solamente un severo processo d’editing può far si che la magia emerga
dalla miriade di foto scattate, permettendo solo a quelle immagini che veramente
vanno di là della mera documentazione di sopravvivere.
Ora guardo alle dieci foto che sono sopravissute all’editing selvaggio
d’Ernesto. E più le guardo e più mi verrebbe voglia di rimetterci
mano, per selezionarle ulteriormente, per “ammazzarne” qualche altra
e magari lasciarne solo una o forse nessuna. Così senza foto selezionate,
avrei la scusa per prendere al volo un aereo per l’America Latina per
il primo workshop di BazanPhotos in calendario e potere rincorrere nuovamente
la
magia.
Alessandro Iasevoli
© Alvaro Chiappini 1 of 10
© Alvaro Chiappini 2 of 10
© Alvaro Chiappini 3 of 10
© Alvaro Chiappini 4 of 10
© Alvaro Chiappini 5 of 10
© Alvaro Chiappini 6 of 10
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© Frank Baudino 1 of 9
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© Frank Baudino 4 of 9
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© Frank Baudino 7 of 9
© Frank Baudino 8 of 9
© Frank Baudino 9 of 9
Ecuador: un posto veramente incantevole. Ho trovato molto d’ammirare
nella generosità della gente che ci dato il benvenuto con le braccia
aperte.
Mentre ci avvicinavamo ad una hacienda vicino Giron da completi sconosciuti—
cinque stranieri dall’aspetto poco rassicurante e con addosso macchine
fotografiche- c’è stato detto di sederci e di fare prima colazione.
Ci hanno detto di considerare casa loro come se fosse la nostra. C’è stato
permesso di fotografare con totale libertà la cerimonia dei tori. Abbiamo
avuto la possibilità di fare delle foto veramente molto forti.
Non posso pensare a nessun posto in America dove qualcosa di simile sarebbe
potuta accadere.
Un altro meraviglioso ricordo è stato fotografare un piccolo circo a
Cuenca. Il tendone era piccolo e stava cadendo a pezzi, ma le immagini che
siamo riusciti a scattare sono molto belle. Gli integranti del gruppo erano
quattro giovani uomini che intercambiavano i ruoli di clown, cantanti, acrobati,
mangiatori di fuoco e domatori (un lama era l’unico animale). I pagliacci
erano particolarmente divertenti ed ho condiviso molte risate con il pubblico
mentre loro si beffavano di qualsiasi cosa immaginabile.
E’ difficile parlare col cuore d’alcuni aspetti dell’Ecuador:
la tremenda povertà delle campagne in contrasto con l’ostentazione
degli ecuadoriani che hanno fatto fortuna in America; la brutalità dello
scannamento dei tori giustapposto al necessario sacrificio d’animali
per cibo.
Sono andato in Ecuador per vivere la vita in maniera più completa e
non sono rimasto deluso.
Durante gli undici giorni del workshop, abbiamo mangiato, dormito, e sognato
fotografia. Abbiamo anche incominciato a sentire e a capire la cultura ecuadoriana
in cui ci siamo immersi.
Durante gli ultimi giorni a Quito abbiamo “lottato” con i più di
mille scatti che ognuno di noi aveva fatto per arrivare a selezionare dieci
fotografie.
Ci siamo divertiti tanto, abbiamo discusso animatamente le nostre fotografie,
le abbiamo difese, ci siamo attaccati emotivamente (per poi staccarci) alle
nostre immagini. Alla fine, le nostre dieci fotografie esprimono una visione
molto personale della vita in Ecuador che va di là dalla mera superficie
descrittiva e trascende la realtà.
Frank Baudino
© Wendell Hammon 1 of 10
© Wendell Hammon 2 of 10
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© Wendell Hammon 4 of 10
© Wendell Hammon 5 of 10
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Mentre la mia mente girovaga per le strade, le piazze, gli animali,
i mercati, i villaggi e la campagna dell’Ecuador, continuo a vedere immagini di cose
che non dimenticherò mai, di cose che vorrei poter fotografare nuovamente,
di momenti quando ho scattato le foto perfette che poi non appaiono sui provini,
e rivivo le storie che l’accompagnano.
Naturalmente il workshop mi ha dato tutto un metodo per imparare e migliorare
mentre lavoravo gomito a gomito con altri bravi fotografi il cui aiuto mi ha
dato la spinta extra per cercare il momento, provare nuove idee, comporre più di
una foto.
Le opportunità abbondano nei viaggi per registrare nella mia mente e
con la macchina fotografica ricordi incredibili di ogni giorno.
Anche essermi trovato nel bel mezzo di gas lacrimogeni, ha aperto
i miei occhi a chi sono gli Ecuadoriani. Passionali e motivati
nel loro sforzo di rendere
il loro paese più giusto e efficiente.
Mentre la mia mente fa zoom sull’esperienza, vedo ancora le fotografie,
gli elementi che rendono le mie immagini speciali e mie. Guardo attraverso l’obbiettivo
della mia mente in nuove maniere e il viaggio fotografico continua.
Wendell Hammon
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